Quello che dovremmo ricordare di questa emergenza sanitaria

Ho perso il conto dei giorni che ormai passo in casa. Un tempio sacro dove trovare ogni cosa che serve davvero, dove incontrare ogni persona da avere affianco, dove riscoprire il calore di un nido che non consideravo tale da non so quanto tempo. L’intimità della famiglia che – per molti – non è stata una scelta.

Leggo poco rispetto a quello che vorrei, ma tra le pagine più belle che ho sfogliato ci sono quelle che raccontano di come i delfini siano tornati ai loro porti senza timore, di come l’aria sia migliorata, di come la natura abbia ripreso il suo spazio e messo noi nelle vesti di osservatori attenti e impegnati a riformulare e a immaginare un nuovo modo di essere e agire.

Credo fermamente in poche cose. Tra queste c’è l’idea che nulla arrivi per caso e che la vita dia a tutti quello di cui abbiamo bisogno. In questo momento di difficoltà economica, politica, sociale, individuale, ambientale e sanitaria mi piace pensare che ognuno sia nel posto giusto a raccogliere quanto è stato perso, dimenticato o mai conosciuto.

Ma se devo dirla tutta, di tutta questa faccenda spero non ci dimenticheremo di una cosa semplice quanto fondamentale. No, non parlo dell’amore – che sempre sia lodato – della bellezza di saper bastare a sè stessi, di sapersi fare luce nei momenti bui, dell’imparare a fare tanto con poco. No, non parlo di questo anche se spero davvero ce ne ricorderemo tutti tanto quando sarà il momento. Parlo di prendere seriamente in considerazione quella che tecnicamente qualcuno chiama interdipendenza. Di questi legami talmente profondi da farsi invisibili che legano ogni cosa all’altra. Che non lasciano mai nessuna azione nel luogo e nel momento in cui è stata compiuta.

Questa non è un’eccezione. Il fatto che uno scossone sanitario abbia colpito il sistema scolastico, economico, gli equilibri politici internazionali e il benessere di intere nazioni non è un’eccezione. La gravità delle conseguenze e le condizioni poco igieniche in cui avevamo la presunzione di continuare a vivere hanno solo aggravato la situazione. Continuare a cementificare grattacieli di ricchezze senza prenderci cura del terreno su cui poggiano non poteva essere la soluzione. Il mondo ce lo dice da anni, ma – come spesso accade – rimaniamo fermi e comodi fino all’ultimo momento utile.

foto di Austrian Nation Library

E quindi sì. Spero ce ne ricorderemo domani di questi legami, di questi fili rossi. Spero ce ne ricorderemo ogni volta che decideremo di risparmiare acqua e plastica perchè staremo contribuendo a qualcosa di molto più grande. Spero ce ne ricorderemo ogni volta che smetteremo di percorrere strade che ci fanno male e anche quando distrutti e stanchi affogheremo ogni delusione nella prima oasi di speranza a basso costo. Spero ce ne ricorderemo per fermarci a capire cosa non sta funzionando nell’ecologia della nostra vita.

Spero se ne ricorderanno i manager aziendali quando dovranno ri-definire le politiche di produzione e distribuzione di beni, quando dovranno scegliere se premiare il tempo speso in ufficio dai collaboratori o la loro capacità di portare valore. Spero se ne ricorderanno i sindaci, i pubblici ufficiali e i nostri politici che l’ecologia delle nostre vite e del nostro futuro è il risultato di tante scelte che *solo* apparentemente appartengono a contesti diversi, ma che alla fine si contagiano, si parlano e si contaminano e si mescolano uno dentro l’altro continuamente fino a restituirci un unico risultato: la realtà che noi tutti viviamo.

In questo momento di risveglio collettivo delle coscienze spero davvero troveremo davvero le giuste domande a cui rispondere.

L’immagine di copertina è uno scatto di JR Korpa

2 pensieri su “Quello che dovremmo ricordare di questa emergenza sanitaria

  1. Ciao e grazie per essere passata di qui 🙂 Credo che quello che stiamo vivendo stia toccando gli uomini tutti, senza eccezioni di status sociale o cariche. Credo davvero che questa pandemia ci stia mettendo tutti nelle condizioni di guardare il nostro operato da un’altra prospettiva. L’unica cosa di cui sono certa è che non saremo più stessi, spero ne usciremo migliori. Spero davvero riusciremo a percorrere una traiettoria migliore. Di nuovo un abbraccio e a presto!

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